ANTITRUST

La Commissione europea permetterà alle compagnie marittime di continuare a operare i loro servizi di linea in deroga alle norme Antitrust. Un nuovo regolamento proroga infatti per altri cinque anni, fino al 2015, la possibilità di formare consorzi marittimi per le flotte che utilizzano i porti dell’Unione. La deroga è estesa a tutte le categorie di servizi di trasporto, sia con sia senza container. Tuttavia la quota di mercato che questi consorzi potranno gestire è ridotta dal 35 al 30% del totale di ogni rotta. Inoltre la situazione continuerà a essere monitorata per evitare abusi. Una nota di Bruxelles spiega che «l’indagine di mercato condotta dalla Commissione ha messo in luce l’esistenza di una rete di legami tra i consorzi e/o i loro membri. Il nuovo regolamento precisa che, qualora da tali legami derivino effetti negativi sulla concorrenza, la Commissione può revocare il beneficio dell’esenzione per categoria».

 

Il consorzio è un accordo che permette agli armatori di scambiare fra loro spazi nelle stive delle rispettive navi. In questo modo due o più compagnie concorrenti caricano la propria merce su una stessa nave, di proprietà di un membro del consorzio. Ciò permette di riempire di più le stive e quindi di far pagare prezzi minori a chi deve inviare la merce (importatori, esportatori o spedizionieri). Questo è il motivo per cui le compagnie chiedono l’esenzione dalle normative europee, che sono mirate proprio a tutelare i clienti. Con il nuovo regolamento la Commissione europea riconosce ancora una volta, dopo le proroghe del 1995, del 2000 e del 2005, la validità di questo principio. Non si tratta di un riconoscimento del tutto scontato.

 

Lo scorso anno, infatti, la stessa Commissione aveva abolito un altro tipo di accordi fra armatori, ossia le conferenze (conference). Si trattava di accordi per condividere non gli spazi, come nel caso dei consorzi, ma i prezzi di spedizione della merce sulle navi che viaggiavano sulle stesse rotte. Una delle più importanti conference, ad esempio, era la Far Eastern Freight Conference (Fefc) che riuniva tutte le compagnie di linea che trasportavano container fra l’Europa e l’Estremo Oriente. Il fatto di stabilire insieme i prezzi permetteva, secondo gli armatori, di mantenere i noli a un livello accettabile e quindi di garantire la qualità del servizio. Ma su questo argomento la Commissione non era stata comprensiva come lo è stata ieri.

 

Dal 2008 la Commissione ha abrogato la possibilità di riunirsi per stabilire i prezzi. Le normative antitrust dell’Unione dovevano cioè prevalere e così la Fefc e le altre conference hanno dovuto sciogliersi. Per quanto riguarda i consorzi, la mano è stata più leggera, anche se gli armatori restano sotto osservazione e dovranno rinegoziare la deroga fra cinque anni.

 

Un anno fa, quando si cominciò a parlare del nuovo regolamento, il direttore dell’Associazione europea delle compagnie di linea (Elaa), Chris Bourne, si era scagliato contro la scelta di ridurre dal 35% al 30% la quota di mercato massima di un consorzio. L’Elaa avrebbe voluto abbattere ogni limitazione. Adesso gli operatori hanno accettato il compromesso raggiunto.

«Abolire i consorzi – afferma Filippo Gallo, presidente di Federagenti, la federazione degli agenti marittimi italiani – significava mettere in ginocchio molte compagnie. Giustamente la Commissione europea si è resa conto che in questo momento di crisi non era possibile aggravare la situazione». Per una volta, su questo punto è d’accordo anche la tradizionale controparte degli agenti, gli spedizionieri. «Se l’armamento – spiega Piero Lazzeri, presidente di Fedespedi – non avesse avuto la possibilità di consorziarsi in questo momento di crisi, sarebbero stati guai. La Commissione teme che si formino cartelli, ma in un mondo così liberalizzato è ormai molto difficile che ciò possa avvenire. Se ci fossero i cartelli, i noli non sarebbero crollati del 75% nell’ultimo anno».

 

(da: lavvisatoremarittimo.it del 29.09.2009)

 

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