Aumenti salariali e sicurezza, il sindacato presenta il conto

Aumento retributivo del 9,9%, titolo formativo obbligatorio per chi lavora nei porti, adesione a un fondo chiuso già esistente per la pensione integrativa, riconoscimento dell'articolo 17 come unica forma di flessibilità nei porti, maggiore armonizzazione contrattuale fra dipendenti delle Authority e dei terminal privati: sono questi i punti principali della piattaforma del contratto unico nazionale presentata ieri a Roma dai comitati del settore portuale di Filt-Cgil, Fit-Cils e Uiltrasporti. I sindacati hanno inoltre confermato la decisione di presentare ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che ha annullato l'obbligatorietà del contratto unico. Lo stesso farà il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, che in un'audizione alla Camera dello scorso aprile ha definito “non condivisibili le argomentazioni del Tar”, annunciando che l'avvocatura di Stato avrebbe presentato appello.

Infine, è stata convocata per il 9 giugno un'assemblea nazionale degli Rls (i responsabili aziendali dei lavoratori per la sicurezza) dalla quale verrà chiesta al ministero di affrontare l'emergenza sicurezza, dopo i due incidenti mortali avvenuti in questo primo scorcio di 2004, a Venezia e, pochi giorni fa, alla Spezia.

La piattaforma del nuovo contratto nazionale dei porti, che sostituirà quello in scadenza il 30 giugno, verrà sottoposto ai lavoratori e definitivamente approvato dai delegati nazionali il 17 e 18 giugno prossimi. “I temi fondamentali – dice il responsabile nazionale per i porti della Filt, Massimo Ercolani – sono retribuzione, previdenza, gestione dell'orario e del mercato del lavoro, formazione, sicurezza”.

Per quanto riguarda la retribuzione, viene chiesto un aumento salariale per il prossimo biennio e il recupero dell'inflazione del periodo passato per un totale complessivo del 9,9%. “Come inflazione – spiega il sindacalista – non facciamo riferimento a quella programmata dal governo, che non è concordata e non ha fondamento, ma a un mix fra l'inflazione percepita e il parametro europeo stabilito dalla Commissione di Bruxelles”. Verrà poi chiesto alle controparti di aderire a un fondo contributivo già esistente, perché il numero dei portuali non è sufficiente a costituirne uno autonomo. Per quanto riguarda l'orario di lavoro, non si chiede riduzione né più flessibilità, ma una diversa ripartizione tenendo conto che il lavoro portuale è molto a rischio. Il riconoscimento da parte della legge Biagi dell'articolo 17 esclude per i porti, secondo i sindacati, altre forme di lavoro, come il ripartito e l'intermittente. Le altre richieste sono relative alla formazione: si vuole avviare un processo che, anche in tempi più lunghi, porti alla creazione di un titolo formativo per poter lavorare nei porti. Inoltre, come previsto dalla legge 272, si vuole che il governo emani un decreto che renda obbligatoria la formazione per la sicurezza sul lavoro.

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