COMMERCIO ESTERO ITALIANO:


ROMA Il made in Italy soffre ancora. A settembre la bilancia commerciale italiana è tornata negativa, quasi triplicando il deficit registrato un anno fa. E le prospettive rischiano di essere ancora peggiori, visto il rafforzamento dell’euro che, sfondata ormai quota 1,30 dollari, peserà probabilmente nei mesi prossimi sulle esportazioni italiane verso i paesi extraeuropei.
A guardare i dati dell’Istat, il panorama di settembre non è stato però più roseo neanche nell’interscambio con i paesi dell’Unione europea. Da un attivo di oltre 300 milioni del 2003, quest’anno si è registrato infatti un deficit di 141 milioni. E le preoccupazioni, afferma il viceministro delle Attività produttive con delega al Commercio estero, Adolfo Urso, aumentano «di fronte ai segnali negativi sulle aspettative dei consumi che giungono da alcuni mercati dell’Unione».
A settembre le esportazioni italiane sono aumentate del 7,4% a fronte di un più consistente incremento del 9,7% delle importazioni. Il saldo è così passato da un deficit di 373 milioni di euro di settembre 2003 al rosso di 921 milioni. Un risultato in netta controtendenza rispetto ad agosto, mese in cui la bilancia commerciale aveva registrato un attivo di oltre un miliardo. Il passivo di settembre pesa così anche sul bilancio dei nove mesi, che, proprio dopo questa debacle, si chiudono in negativo per 24 milioni.
L’aumento delle esportazioni dei prodotti petroliferi raffinati (+ 50,3%), dei metalli e prodotti in metallo (+ 34,8%) e degli articoli in gomma e materie plastiche (+ 14,1%) non è riuscita a controbilanciare le impennate delle importazioni in minerali energetici (+ 32,5%), metalli e prodotti in metallo (+ 27,7%) e minerali non energetici (+ 24,9%). Rimane tra gli altri fortemente deficitario anche il comparto dei prodotti dell’agricoltura e della pesca il cui export è diminuito di quasi il 12%. In compenso, denuncia la Coldiretti, la Cina ha aumentato in modo rilevante le proprie esportazioni di prodotti alimentari, con incrementi in quantità che variano dal 440% per gli arrivi di mele al 22% per quelli di pomodori conservati, fino al 5% per verdure e ortaggi sottaceto.
Lo scenario di fine anno, commenta Urso, «desta quindi qualche preoccupazione», di fronte «ai segnali negativi sulle aspettative dei consumi che giungono da alcuni mercati dell’Unione e, soprattutto, all’eccessivo rafforzamento dell’euro sul dollaro che mette a rischio la crescita sinora sostenuta delle esportazioni italiane sui mercati extra Ue su cui il fattore monetario incide in modo decisivo». Il viceministro vede comunque qualche spiraglio nei dati dei primi nove mesi chiusisi con un deficit di 24 milioni contro quello di 607 dello stesso periodo dello scorso anno. Un invito a recuperare competitività arriva infine da Assocamerestero, preoccupata soprattutto per i dati sul commercio con l’Ue: «il fatto che le esportazioni con questi Paesi siano cresciute del 2,4% tendenziale e le importazioni del 5,8% significa che le nostre quote di mercato rischiano di essere erose» proprio nell’area dove è indirizzato circa il 55% delle esportazioni italiane.

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