CONCLUSA LA VISITA, CIAMPI CONTENTO


SHANGHAI Terminata la visita di Stato in Cina, dove il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha festeggiato il suo 84/mo compleanno durante un incontro col sindaco di Shanghai. Il Presidente contento, soddisfatto e in forma ha detto: «in Cina abbiamo cominciato la rimonta». Dopo il Forum dei 250 imprenditori italiani che ha visto una partecipazione inaspettatamente alta di industriali e operatori cinesi, Ciampi ha incontrato i giornalisti e dichiarato la sua soddisfazione in un clima molto disteso, tanto che la signora Franca, per l’occasione, ha concesso uno dei suoi numeri scherzosi, un divertente duetto col marito, interrompendo a bella posta i discorsi, fra le risate generali.
Ce l’abbiamo fatta, ha detto il Presidente, è andata meglio del previsto, le porte della Cina sono più che mai aperte all’Italia. Adesso ci vuole determinazione, tenacia, sinergia, spirito di coesione fra le aziende italiane e le istituzioni.
«Conto su di voi», ha detto agli imprenditori guidati da Luca Cordero di Montezemolo e dal presidente Ice, Beniamino Quinteri, soddisfatti quanto lui, che lo ringraziano e progettano già nuove “missioni paese” come questa (che ha visto schierati insieme il Capo dello Stato, quattro ministri, le associazioni imprenditoriali): prossime tappe immaginate, l’India e, più avanti, la Turchia.
Quando ci muoviamo tutti uniti, con metodo, l’immagine dell’Italia viene percepita e risulta molto interessante, ha osservato il ministro Antonio Marzano. Ma non è tempo di cantare vittoria. Innanzitutto, stiamo attenti a non ripetere gli errori del passato.
Ricordando i contatti che ebbe 20 anni fa, a Pechino, da governatore della Banca d’Italia, col suo omologo, che ora ha ritrovato sindaco di Tianjin. I nostri imprenditori erano arrivati fra i primi nella Cina del dopo Mao. Già allora, si era aperta una grande opportunità per noi. «Ci aspettavano in Cina, e noi non siamo andati». Allora la nostra piccola e media impresa mancò di esercitare «il fiuto» per la versatilità dei mercati internazionali, che pur è una delle sue qualità migliori e più invidiate nel mondo. Attenti a non ripetere l’errore.
I cinesi ci guardano con grande interesse, ha spiegato Ciampi facendo il riassunto dei suoi colloqui, perché sono alle prese con gli stessi problemi che noi in Italia abbiamo avuto negli Anni 50-60, e abbiamo saputo brillantemente superare. Il problema principale, dice, è quello di estendere alle campagne, alle periferie il benessere che la crescita economica impetuosa ha creato solo nelle grandi città. La nostra risposta vincente é stata la piccola e media impresa, che ha fatto diventare imprenditori i figli di contadini e artigiani. Un modello di sviluppo che poi ha trovato la formula vincente nella creazione dei cento distretti industriali che hanno fatto della provincia italiana una diffusa area di sviluppo e di benessere. È questo modello, l’esperienza e le capacità del Paese e degli imprenditori che hanno saputo impiantarlo, che interessa oggi al colosso asiatico che si pone, appunto, il problema di rallentare il ritmo di crescità troppo rapido (9% annuo) per affrontare il problema delle disuguaglianze di reddito interno, immaginabili in un paese di un miliardo e 300 milioni di abitanti in cui solo il 5% della popolazione ha redditi di livello occidentale.
Ciampi si è rivolto anche a coloro ai quali la Cina fa ancora paura, perché con le sue merci sottocosto, con contraffazioni e concorrenza sleale, ci danneggia. È vero, riconosce, ma è un sistema in via di superamento. Conteranno sempre più gli accordi sottoscritti in questi giorni con l’Italia, che non vanno sottovalutati. Inoltre, entrando nel WTO, Pechino ha accettato regole e principi vincolanti che saranno sempre più rispettati, anche per effetto delle pressioni dell’Unione Europea. Ed è velleitario pensare che il risveglio economico e politico di questo colosso asiatico possa essere frenato o bloccato: occorre incanalarlo con gli strumenti inventati per governare la globalizzazione.
Adesso, secondo Ciampi, noi italiani dobbiamo rimboccarci le maniche, e metterci in cammino avendo chiaro l’obiettivo e alcune tappe intermedie da raggiungere entro le Olimpiadi di Pechino del 2008 e l’Expo di Shanghai del 2010. Siamo in ritardo, ha concluso Ciampi, ma non scoraggiamoci: stiamo recuperando il tempo perduto.

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