De Palacio 2 alla prova del voto

Ieri la protesta dei sindacati a Bruxelles: “Meglio bocciarla”

 

 

 

Tira una brutta aria a Bruxelles per la direttiva sui porti: contestata ieri dai lavoratori europei che hanno manifestato per le vie della città, abbandonata dal Pse e dai Verdi perché ritenuta troppo liberista, malvista da chi, inglesi in testa, di regole europee non vuol sentir parlare, la cosiddetta “de Palacio 2″ affronta oggi il voto della commissione Trasporti e turismo. Al vaglio ci sono più di 300 emendamenti, ma le votazioni potrebbero finire molto presto: il primo emendamento, infatti, propone la bocciatura totale della direttiva. Se passa quello, sulla de Palacio 2 cala il sipario, come per altro è già successo, a suo tempo, per la de Palacio 1, bocciata in Parlamento nel 2003.

 

I sindacati ci sperano, e per questo ieri hanno sfilato a Bruxelles in circa un migliaio. Presenti lavoratori belgi, olandesi, francesi, danesi, tedeschi, ciprioti, greci, maltesi, inglesi, spagnoli e anche italiani. Tra questi ultimi, Massimo Ercolani, responsabile porti per la Filt-Cgil: “Quella di riproporre la direttiva de Palacio in una versione anche peggiore della prima è stata una provocazione e una sciocchezza. L'Etf, il sindacato europeo dei trasporti, è compatto nel chiedere la bocciatura della direttiva”. Tra i punti centrali della protesta, l'opposizione all'autoproduzione che, per i sindacati, spalancherebbe le banchine al dominio dei grandi gruppi multinazionali: “No selfhandling”, recitava lo striscione che apriva il corteo.

 

La compattezza europea dei sindacati, tuttavia, viene meno se ci si spinge oltre: cosa succederà dopo un'eventuale bocciatura? Secondo il sindacato europeo, di una regolamentazione europea in materia non c'è proprio bisogno. Massimo Ercolani, Filt-Cgil, però non la pensa così: “Una direttiva che ponga i porti d'Europa nelle stesse condizioni di concorrenza, di rapporti con gli Stati, di regolamentazione del mercato potrebbe essere utile. Ma non è il caso di questa direttiva, che punta solo alla liberalizzazione scardinando i sistemi organizzativi del lavoro nei porti”.

 

Il rischio che un no alla direttiva sui porti diventi un no tout court all'azione europea nel campo della portualità – prospettiva vista con grande favore da alcuni Stati tra cui il Regno Unito – è però tutt'altro che immaginario, almeno secondo l'europarlamentare Marta Vincenzi che fino all'ultimo ha tentato, e tenterà tutt'oggi, un salvataggio in extremis della proposta, pur con le dovute modifiche. Il Pse, e così i Verdi, sono però orientati sul no. “Considero una sconfitta personale non essere riuscita a portare il partito sulle mie posizioni”, ammette la Vincenzi, che critica anche i sindacati: “Nella protesta di oggi ho visto solo un no senza proposte alternative”.

 

Per ora la direttiva può contare sui voti di popolari e parte dei liberaldemocratici, più eventuali defezioni alla linea del no negli altri partiti, quale quella della Vincenzi. Nel caso la direttiva superasse l'emendamento abrogativo, affronterà i seguenti raggruppati dal relatore Jarzembowski in “emendamenti di compromesso”. Sul lavoro di sintesi del relatore popolare la Vincenzi è però molto critica: “Jarzembowski – dice l'europarlamentare – ha ascoltato solo certi gruppi di pressione”. Comunque vada, dopo le modifiche richieste dall'europarlamento, la palla passerebbe di nuovo alla Commissione: se non sarà bocciatura, insomma, saranno comunque tempi lunghi.

 

Corridoio 24. Importante incontro, ieri sera a Genova, per il corridoio Rotterdam-Genova, opera europea considerata strategica, insieme al corridoio 5 Lisbona-Kiev, per il sistema portuale ligure. All'incontro organizzato dalle ferrovie tedesche era presente il presidente delle Fs Elio Catania e l'europarlamentare Vincenzi. Assente invece l'Autorità portuale di Genova.


Samuele Cafasso

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