GENOVA, I TERMINAL DELLA DISCORDIA

GENOVA – Sono Aldo Spinelli e Alfonso Clerici i due protagonisti della seconda puntata della nostra inchiesta sui primi undici mesi della 'gestione Novi'. Dopo le dettagliate analisi fornite da Filippo Gallo e Piero Lazzeri, rappresentanti rispettivamente di agenti marittimi e spedizionieri, tocca ad altri due importanti attori dell'economia cittadina legata alle banchine esprimere un'opinione sullo stato di salute del porto di Genova, a poco meno di un anno di distanza del passaggio di consegne ai vertici dell'Authority.

“La prima cosa che posso notare – spiega Spinelli – è che, nonostante i proclami di undici mesi fa, è stato fatto ben poco per migliorare l'operatività del porto. Novi è un imprenditore serio ed esperto, questo non si discute. Ma a chi lavora sulle banchine interessano le cose concrete, e fino ad oggi se ne sono viste davvero poche”.

Una posizione di assoluta intransigenza, quella di Spinelli. Che, va ricordato, da qualche mese è impegnato in un serrato braccio di ferro con l'ente portuale per l'assegnazione del terminal Multipurpose: “Ma quella è una faccenda che non voglio tirare in ballo in questa sede – aggiunge l'imprenditore -. Io il lavoro dell'Autorità portuale lo giudico sulla base di altre considerazioni. La qualità dei servizi all'autotrasporto, ad esempio, che a Genova è scandalosamente bassa. Senza parlare dell'aspetto più grottesco degli ultimi tempi, quello dei terminal bloccati per tre o quattro giorni a causa del vento. Come è possibile esprimere un giudizio positivo di fronte a due problematiche di questo spessore? Le belle parole, purtroppo, non bastano: ci vuole la capacità di intervenire per risolvere le situazioni più gravi. E questa capacità io non l'ho ancora vista”. Ma Novi poteva, secondo Spinelli, nei suoi primi undici mesi di lavoro porre rimedio a tutti, o a una parte consistente dei problemi cronici del porto di Genova? “Rispondo con una constatazione: l'Autorità portuale di Savona, più o meno nello stesso periodo, ha compiuto passi da gigante rispetto a Genova. Ha saputo trovare soluzioni modernissime nella movimentazione del carbone, si è mossa con intelligenza sul fronte dei locomotori, è stata in grado di attirare nuovi traffici sia nel settore passeggeri che in quello merci. Oggi Savona è un esempio di ottima gestione portuale per tutti. Anche per noi genovesi”. L'ultima osservazione, Spinelli la riserva ad una delle questioni più dibattute all'interno della comunità portuale genovese: “Penso che Palazzo San Giorgio, in questo momento storico, abbia il dovere istituzionale di chiamare a raccolta i terminalisti per metterli di fronte alle loro responsabilità. A causa delle negligenze di qualcuno, Genova rischia di perdere traffici e credibilità: un intervento dell'Autorità portuale, in questo senso, potrebbe rivelarsi vitale per il futuro delle nostre banchine”.

Di posizione “assolutamente attendista” parla, invece, Alfonso Clerici. “Undici mesi sono pochi per cambiare un porto – aggiunge – ma un primo bilancio possiamo provare a farlo. Partendo da una premessa indiscutibile: Novi sta lavorando con grande entusiasmo, non lo si può certo accusare di essere un presidente assente. Per quanto riguarda i risultati del suo operato, però, devo osservare che fino a questo momento sono stati oggettivamente pochi. Un po' per la difficile situazione che ha ereditato, un po' per i tanti ostacoli che si è trovato a fronteggiare mese dopo mese, i frutti del suo lavoro non sono ancora arrivati. Mi auguro di cambiare opinione fra un mese, quando avremo archiviato gli ultimi incontri del Comitato portuale”.

Più severo, e decisamente controcorrente rispetto agli interventi fin qui ospitati, il giudizio di Clerici sulla decisione dell'Authority di passare al setaccio i piani industriali dei terminalisti: “Per prima cosa fatemi ricordare che i piani sono sempre stati soggetti a revisione, anche prima dell'arrivo di Novi. Quello che non posso accettare, e parlo da terminalista fiero di avere investito tempo e risorse su Genova, è il processo di criminalizzazione di una categoria che, guai a dimenticarlo, è stata la principale artefice del rilancio di questo porto. Dieci anni fa Genova era considerato lo scalo meno affidabile del Mediterraneo, lo ribadisco per tutti quelli che hanno la memoria corta o che fingono di averla. Se siamo usciti da quella drammatica situazione è grazie a quattro o cinque pazzi che hanno deciso di non scappare da qui, tirando fuori tanto denaro e tanto entusiasmo pur di non fare morire il porto”.

Ma i problemi sui terminal esistono o no? “Se esistono non è certo per colpa dei terminalisti – dice Clerici -. Intendiamoci: nel mucchio ci sarà anche stato chi ha cercato di fare il furbo, ottenendo più del lecito. Ma trovo fastidioso, e palesemente strumentale, addossare ai gestori dei terminal la responsabilità di tutto ciò che non funziona in porto”. Clerici non ha gradito, a questo proposito, la posizione di intransigenza adottata dal presidente Novi nei confronti del Vte: “Ha usato gli stessi toni minacciosi dai quali aveva detto di voler stare alla larga – conferma l'imprenditore -. La vita di un terminal è una cosa troppo complessa per essere ridotta ad una mera somma di contenitori. Non si può dire: se non movimenti mezzo milione di teu in più ti tolgo la concessione. E' inammissibile. Mi auguro che, con l'incarico affidato quest'anno dall'Authority ad una società di consulenza, si possa arrivare ad una lettura omogenea dei piani e delle performance dei terminal genovesi. Altrimenti continueremo a banalizzare la questione, restando lontani anni luce dai veri problemi del porto”.

Spedizionieri e agenti marittimi, tuttavia, sono d'accordo nel denunciare la scarsa razionalizzazione degli spazi sui terminal: “Ma io ci andrei cauto, prima di dire che i terminal genovesi sono sottoutilizzati. Mi soffermerei, piuttosto, sui problemi collaterali: la viabilità, i parcheggi selvaggi, i varchi intasati, i servizi ferroviari che non funzionano. Le analisi vanno fatte su larga scala: amplificare una criticità e occultarne altre cento non ha senso”.

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