Porti, arrivano i fondi per la security

Arrivano ai porti italiani i fondi per la security. Il ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha emanato ieri il decreto che dispone l'erogazione alle Autorità portuali del fondo residuo per il primo mutuo della legge 413. Si tratta di 130,5 milioni di euro che il ministro Pietro Lunardi ha destinato dopo l'11 settembre a misure in favore della sicurezza sulle banchine. Nel giro di pochi giorni, espletate le formalità burocratiche, saranno disponibili. Ma a Genova, a cui spettano 9 milioni di euro, non è ancora chiaro come verranno utilizzati questi fondi. La Capitaneria di porto, cui è stato recentemente attribuito il coordinamento della security in banchina secondo le norme Imo, afferma che spetta all'Autorità portuale, a cui il ministero ha indirizzato i soldi, effettuare gli interventi infrastrutturali. Si tratta in parte di dotare accessi e confini portuali di illuminazione adeguata, telecamere e strumenti di controllo. Ma non solo.

Alcuni mesi fa, il segretario generale dell'Authority di Genova, Fabio Capocaccia, il cui incarico scadrà il prossimo 3 giugno, aveva annunciato che i fondi sarebbero stati utilizzati anche per la creazione di una centrale operativa per il controllo delle banchine (il Port Security Operation Center, Psoc), accanto a quella marittima del Vts. Entrambe le centrali telematiche avrebbero dovuto trovare sede sulla ex torre-piloti, la prima gestita dall'Autorità portuale, la seconda da quella marittima, ed essere interfacciate tra loro. In quel momento, però, era in corso il braccio di ferro all'interno del Cism fra Assoporti, Comando delle capitanerie e ministero dell'Interno per l'attribuzione delle competenze in materia. Il Cism non aveva ancora deciso, come ha fatto solo recentemente, di attribuire alle capitanerie il coordinamento sia della security a bordo sia di quella in banchina. Oggi che i giochi sono fatti, a Palazzo San Giorgio l'idea della centrale operativa è caduta.

Alcune settimane fa si era parlato di trovare una nuova sede per la Psoc, perchè la “torre” non sembrava sufficiente ad ospitare tutte e due le centrali. Ma anche questa ipotesi è tramontata e per il momento l'unico progetto concreto resta quello del Vts, che è già in fase di sperimentazione.

La divisione dei fondi ministeriali segue diverse fasce a livello nazionale, calibrate sul traffico dello scalo. Ai porti maggiori, come Genova, Livorno e Gioia Tauro, sono destinati 9 milioni di euro ciascuno. I soldi dovranno essere spesi nelle aree pubbliche, mentre i terminalisti privati devono provvedere in proprio ad attrezzarsi. La spesa media prevista, per loro è di circa 1 milione di euro a terminal.

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