Marta Vincenzi: "In Europa <br>conciliamo security e mobilità"

Marta VincenziAbbiamo posto al parlamentare europeo Marta Vincenzi alcune domande sugli sviluppi di una politica continentale della security e sugli scenari futuri che l'emergere in primo piano di questo problema potrebbe prospettare.

Il problema della security sta assumendo un ruolo centrale nel movimento di merci e persone. Altri motivi, oltre alla globalizzazione e al terrorismo internazionale, spingono in questa direzione?
«La complessità delle relazioni internazionali e l'interdipendenza crescente tra continenti sono fattori  positivi di crescita. La logistica per sua natura può diventare uno degli strumenti di governo di tale complessità, purché sia evidente che quanto più il sistema è complesso tanto più è fragile: è sufficiente un punto di rottura nella rete per determinare conseguenze di enorme portata che interessano non solo il luogo dove la criticità si è determinata ma anche, a cascata, l'economia globale».

Gli Stati Uniti, dopo l'11 Settembre, sono particolarmente pressanti su queste tematiche e tendono a imporre la loro strategia. L'Europa, che almeno inizialmente ha in parte subìto l'iniziativa americana, si sta muovendo con una sua politica? L'Europarlamento presta attenzione a questi temi?
«Stiamo lavorando proprio su questo sulla sicurezza dei porti, che ho avuto la possibilità di seguire in Commissione Trasporti per il PSE e che sarà approvata in plenaria  a maggio rappresenta il primo tentativi da parte dell'Unione Europea di darsi una politica della security che non sia solo il riflesso delle richieste degli Stati Uniti dopo l'11 Settembre e che definisca regole armonizzate per tutti i grandi terminali portuali europei».

Ci sono già iniziative di parlamentari europei per affrontare una materia tanto impegnativa? E c'è un paese dell'Ue che le sembra più sensibile all'esigenza di darsi nuove regole di sicurezza?
«Il dibattito è in corso su altri aspetti nella Commissione Libertà e Giustizia. È un dibattito costruttivo ma difficile, nel quale si confrontano impostazioni diverse rispetto al tema della prevenzione, dei diritti individuali e dei “sacri principi” enunciati nel Trattato di Roma relativi alla libertà di circolazione delle persone e delle merci».

Ma si può conciliare lo sviluppo dei commerci mondiali e di trasporti rapidi con necessarie misure di controllo?
«A mio parere sì, intensificando la ricerca applicata alle nuove tecnologie. Bisogna che questo aspetto sia colto come una priorità per garantire lo sviluppo dei traffici evitando l'ipotesi di sovrapporre regimi giuridici particolari esclusivamente motivati dalla minaccia del terrorismo».

Per un parlamentare europeo del Nord-Ovest italiano, una giusta attenzione per la logistica e l'intermodalità, dovrebbe costituire un punto chiave per guardare allo sviluppo di questa macroregione. Ma come realizzare un sistema di security omogeneo per strade, ferrovie e porti, quando le disposizioni, per esempio, cambiano a volte di porto in porto?
«Armonizzando le disposizioni, attribuendo precise responsabilità a tutti i livelli di governo, evitando inutili approfondimenti burocratici. Lo sforzo deve essere comune, il coordinamento e il controllo della Commissione europea e la vigilanza del Parlamento Europeo devono potersi avvalere di scelte nazionali condivise a livello locale e dalle singole Autorità portuali».

Quanto contano le leggi, quanto le tecnologie e quanto l'uomo nella creazione di un simile sistema?
«Conta il sistema, contano il cambiamento culturale e la sensibilità politica, da cui derivano le leggi, gli investimenti sulle tecnologie più adeguate e la preparazione degli uomini».

E quanto cambierà il nostro futuro alla luce dei nuovi scenari delineati da un nuovo modo di concepire e di “vivere” la security?
«A mio parere dovremmo abituarci a cambiamenti notevoli. Del resto chi di noi non capisce l'importanza dei controlli all'aeroporto, anche se dobbiamo sottoporci a qualche coda aggiuntiva? Per noi europei il disagio è compensato dalla caduta delle barriere alle frontiere interne. Ecco, una società attenta ai pericoli potenziali dell'imprevedibile che sappia prendersi cura della salvaguardia di ciascuno e apra contemporaneamente tutti gli spazi possibili alla mobilità, può anche essere una società migliore, nonostante tutto».

Questo articolo ha 0 Comments

Lascia un commento