Gli operatori del trasporto <br>vogliono regole uguali per tutti

Normative internazionali e nuove tecnologie richiedono un cambio di mentalità da parte degli operatori. Per loro, le priorità sono quelle di arrivare a un'armonizzazione delle procedura fra tutti gli Stati e di coniugare sicurezza e fluidità dei traffici, grazie agli ultimi ritrovati della tecnica. Il tutto, riducendo al minimo i costi.
Sono questi i temi che emergono ascoltando le voci di chi lavora sul campo, nel mondo del trasporto marittimo e intermodale, a contatto diretto coi problemi della sicurezza. Come quella di Gianfranco Peiretti, Pfso (port facility security officer) del Vte, il maggior terminal contenitori di Genova: “Abbiamo bisogno – dice Peiretti – che la normativa internazionale si armonizzi con la legge italiana. Per noi è importante che si arrivi a un riconsocimento del terminalista come parte integrante del sistema di difesa nazionale. L'Isps code, comunque, ha già portato effetti positivi dal punto di vista del controllo del territorio, riducendo ad esempio il numero dei furti”.
Luca Folchitto, dirigente di Costa Container Line, e Giovanni Sardi, responsabile security sigilli di Cp Ships Italy, affrontano il tema dalla parte della nave e dell'armatore. “L'approccio – dice Folchitto – è cambiato, ma si tratta soprattutto di acquisire una nuova mentalità. E questo vale anche di più per gli spedizionieri. Comunque non mi pare, dalla mia esperienza, che questa maggiore attenzione alla security incida sui costi né che freni i tempi del trasporto”.
“Tuttavia – aggiunge Sardi – bisogna che venga trovato un sistema integrato, che vada bene per tutto il mondo. Ad esempio, esiste una procedura per i container pieni, ma non per quelli vuoti. Attualmente c'è molta confusione e non tutti gli operatori si sono già adeguati alle esigenze di security. E se una procedura è adottata solo da una compagnia e non dalle altre, diventa inefficace”.
Dice Angelo Martinengo, fondatore e dirigente della società di logistica Box International: “Le nuove regole costringono gli operatori a darsi una regolata. Se sono stati fatti passi avanti, come dimostra la maggior attenzione alla radioattività dei contenitori, molti altri ne restano da compiere. L'importante è che le regole siano chiare e che si arrivi a una vera armonizzazione delle procedure. Mi sembra che, anche grazie all'intervento degli Stati Uniti, ci si stia riuscendo. Un altro tema da sviluppare è la formazione, perché bisogna pensare alle nuove generazioni, che in futuro si troveranno a dover gestire il controllo di navi che scaricheranno anche 12.000 teu alla volta”.
E il ruolo della tecnologia? “La sicurezza – avverte Massimo Galluzzi, direttore di divisione di Elsag – non deve impattare troppo sui traffici portuali, anche in termini di costi. Le tecnologie per garantire la sicurezza ci sono, ma occorre inventarsi il loro migliore utilizzo. Noi valutiamo, con un'analisi dei rischi, dove è meglio spendere, fatti salvi gli obblighi di legge, per proteggere senza troppi costi un sistema di trasporti”.

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