Più sicurezza per i container<br>Tre progetti sviluppati dal Silab

Al Silab (Sealing and Identification Techniques Laboratory), uno dei laboratori attivi all'interno del Jrc (Joint Research Centre) dell'Ispra, sono stati sviluppati tre progetti pilota con l'obiettivo di incrementare la sicurezza dei container. Si tratta innanzitutto di due diverse tipologie di sigilli elettronici e di un sistema d'allarme interno al container. L'idea alla base è, da un lato, facilitare l'individuazione del momento in cui un container è stato aperto illegalmente, dall'altro, creare un sistema che non si presti a falsificazione.
Il primo sigillo studiato è dotato di tre transponder passivi (dispositivi con memoria interna in grado di trasmettere dati attraverso le onde radio). Un transponder, permanente e posizionato in testa al sigillo, serve per identificare univocamente il container e tiene traccia dei suoi spostamenti attraverso le differenti stazioni di lettura. I due rimanenti sono dispositivi «sacrificabili». Quello che si trova appena sotto il primo viene rotto al momento della chiusura del sigillo. In questo modo si assicura la corretta applicazione del sigillo al container. Il terzo transponder, avvolto al centro del sigillo, viene rotto al momento dell'apertura. In questo modo è possibile controllare, per mezzo di un apposito lettore, la regolarità del sigillo ed eventualmente individuare aperture illegali del container tra una lettura dati e la successiva.
Il secondo sigillo progettato si basa su una minuscola bomboletta ad aria compressa da applicare al container. La tecnologia del sigillo, basata su un transponder attivo e un sensore di pressione, è inserita nel tappo della bomboletta. Il sensore rileva il calo di pressione se il sigillo viene aperto e trasmette le informazioni al transponder che alla prima lettura dei dati, effettuabile ad una distanza massima di 15 metri, segnalerà la violazione del sigillo.
Il terzo progetto mira a fornire un sistema di allarme per la protezione interna del container. Il sistema è composto da una serie di sensori interni (per luce, temperatura, movimento e accelerazione). Se l'ambiente interno del container viene violato uno dei sensori lo registra e invia immediatamente l'informazione a un data logger (dispositivo adibito alla memorizzazione dei dati trasmessi dai sensori). Quest'ultimo, interfacciato con un modem Gsm, provvede all'invio immediato dei dati a un centro di controllo.
I tre progetti sopra descritti non sono indipendenti tra loro. Equipaggiati con dispositivi bluetooth (tecnologia che consente il trasferimento di dati senza un collegamento fisico) i sigilli possono essere facilmente interfacciati con il data logger che, oltre all'attività dei sensori, registrerà anche violazioni dei sigilli. La differenza tra i sigilli e il sistema d'allarme è nel loro livello di standardizzazione, una caratteristica essenziale per poter essere commercializzati. Mentre il sistema d'allarme si basa su una tecnologia che ha già i suoi standard riconosciuti (modem e rete Gsm), per un utilizzo globale dei sigilli sopra descritti serve un'apposita infrastruttura, come i lettori dei dati, e una standardizzazione a cui non si è ancora giunti della tecnologia e dei protocolli per la trasmissione dei dati.
I progetti in questione non sono idee futuristiche, ma prodotti già realizzati che si trovano oggi in fase di test. Il Silab insieme ai suoi partner sta infatti provando i sigilli e il sistema d'allarme su alcuni container, per cercare e eliminare eventuali difetti di progettazione.

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