Giuseppe Sciutto: “Ferrovie,
mancano regole per la security”

“La security è regolata in due dei modi tradizionali di trasporto, quello marittimo e quello aereo. Ci sono direttive e regolamenti nazionali e internazionali, si pure migliorabili. Per quanto riguarda invece la guida vincolata (treno, metro, tram), così come la gomma, le regole non ci sono”: a parlare è Giuseppe Sciutto, professore di tecnologia dei trasporti all’Università di Genova, oggi direttore del Nitel (Consorzio Nazionale Interuniversitario per i Trasporti e la Logistica) e, dal 1995 al 2000, presidente dell’Autorità portuale di Savona. Intervistato dal Journal of Security, Sciutto parla della sicurezza nei trasporti e del progetto di creare un’agenzia sovraregionale dedicata a questo problema. In realtà, la cosa principale che emerge è che gli operatori del trasporto a terra pensano quasi solo alla security del settore passeggeri, mentre per le merci la riflessione è molto arretrata e limitata ai prodotti pericolosi, per i quali è recentemente entrato in vigore la normativa Adr. La stessa agenzia interregionale fra Piemonte e Liguria, presentata come una novità per la gestione della security nei trasporti, potrebbe rivelarsi una parziale delusione perché mirata soprattutto alla safety.

Professore, com’è possibile che in un settore importante come le ferrovie manchi ancora la sensibilità sul tema della security?

“Qualcosa si sta muovendo. Nitel, insieme a Fs e Finmeccanica, sta portando avanti un’iniziativa pilota con due obiettivi. Il primo è definire una direttiva comunitaria, dialogando con altri paesi come Spagna, Germania e Gran Bretagna. la Germania ha già dovuto affrontare questo tema in occasione dei campionati mondiali di calcio. Il secondo è decidere i migliori metodi di risk analisys sui quali orientarsi. Ce ne sono di due tipi. L’analisi dei rischi fatta da inglesi e americani è basata su criteri determinisitici e più indifferente alla sensibilità dell’uomo. Ci sono invece metodi euristici, sviluppati soprattutto dagli israeliani, che individuano il livello di rischio basandosi molto sulla sensibilità di chi controlla”.

Da che cosa nasce questa differenza?

“Il modello americano deriva dall’utilizzo di strumenti informatici e dal fatto che si sono dovuti affrontare rischi nucleari e chimici. Israele invece viene da un’esperienza di guerra e quindi, nell’elaborazione del modello, contano molto l’esperienza e l’intuito di chi lavora in prima linea. L’Italia deve scegliere e penso che finirà per orientarsi sul modello americano”.

Sta parlando di misure a favore del trasporto merci?

“No, le Fs in questo momento sono sensibili alla sicurezza dei passeggeri. Per il trasporto merci è all’ordine del giorno il tema delle merci pericolose, che è un sottotema della security”.

Recentemente è stato presentato il progetto di un’Agenzia sovraregionale per la sicurezza. Di che cosa si tratta?

“Il progetto è merito dell’assessore ai trasporti della Regione Liguria, Luigi Merlo, che ha chiesto a Nitel di elaborarlo un anno fa. Adesso abbiamo presentato il documento finale e gli assessori di Piemonte e Liguria sono interessati ad andare avanti. Si occuperebbe soprattutto di safety, cioè di incidentalità su strada e ferrovia, ma noi vorremmo che fossero comprese anche competenze per quanto riguarda le merci pericolose”.

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