Gao: "buchi" nei controlli del C-Tpat

Cbp, le dogane statunitensi, non sono in grado di garantire l'efficacia del C-Tpat. Lo dice un rapporto dello stesso governo statunitense. La carenza di controlli nei container in entrata nel territorio americano rende lo stesso suolo estremamente vulnerabile ad attacchi terroristici di varia natura. Questo è quanto emerge dal rapporto pubblicato lo scorso 27 maggio dalla Gao – Government Accountability Office. Dopo il 9/11 gli Stati Uniti hanno implementato una vasta gamma di normative per incrementare la security presso i varchi di accesso al territorio americano. Il controllo capillare su ogni container in ingresso non è fattibile e per questo gli Stati Uniti hanno adottato, tra le altre normative, il C-Tpat che garantisce a chi aderisce al programma uno snellimento nelle procedure di controllo doganale. Nel 2005 la Gao pubblicò un documento dal quale di apprendeva l'incapacità del programma di assicurare l'effettività delle misure di security adottate dalle compagnie partecipanti. A tre anni di distanza, nel secondo rapporto del Gao vengono evidenziate le medesime carenze, caratterizzate dall'incapacità degli ufficiali del Cbp – Customs and Borders Protection di controllare direttamente in loco le misure di sicurezza che le aziende dichiarano di aver adottato. Due delle carenze più gravi rilevate dalla Gao sono: 1) un'azienda è tipicamente dichiarata “safer” attraverso una semplice autocertificazione delle misure di security implementate; 2) le aziende possono ricevere “sconti” nelle procedure di controllo doganali anche senza aver adottato completamente le misure di security.

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