I Propeller Club di Napoli e Salerno valutano assieme come sviluppare le potenzialità dei porti delle due città

Masucci: come sistema portuale regionale siamo quarti a livello di traffici in Italia

Un primo passo affinché i porti di Napoli e di Salerno, che la riforma della governance portuale italiana ha posto entrambi sotto la gestione dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, possano superare le diffidenze, la diversità di vedute, lasciare alle spalle gelosie campanilistiche e avviare il processo di costruzione di un sistema portuale regionale della Campania è stato compiuto dai Propeller Club delle due città portuali che venerdì nella Stazione Marittima dello scalo portuale partenopeo hanno riunito ieri i rappresentanti delle due comunità portuali alla tavola rotonda “Lo sviluppo dei porti campani nel sistema del Mediterraneo”.
Durante il dibattito è stata ribadita l’importanza di dare corso agli adeguamenti infrastrutturali necessari per lo sviluppo dei due porti, da realizzare bene e nel minor tempo possibile, di valorizzare i modelli operativi che hanno dato prova di funzionare e di sfruttare le potenzialità proprie di due porti che possono contare su una posizione baricentrica sul Mediterraneo.
Nel corso degli interventi, il past president degli agenti marittimi di Napoli, Andrea Mastellone, ha invitato a guardare oltre la dittatura del container: «i due pivot su cui dovrebbe puntare il nuovo sistema portuale – ha spiegato – sono le autostrade del mare e il ro-ro. Napoli e Salerno possono servire un bacino di mercato, quello mediterraneo, di circa 300 milioni di persone». Mastellone ha esortato a prestare attenzione anche al settore delle rinfuse, troppo snobbato a causa della depressione dei noli: «quando ripartiranno – ha osservato – sarà conveniente, ad esempio, far sbarcare sulle nostre banchine le merce diretta in Puglia visto che si potranno risparmiare vari giorni di navigazione».
Giuseppe Amoruso, presidente degli agenti marittimi di Salerno, ha sollecitato a non considerare solo ciò che accade sul ciglio di banchina: «le merci – ha rilevato – vanno trasferite velocemente verso gli hub retroportuali. Per un sistema portuale che già serve le tre principali alleanze marittime questi ultimi devono rispondere ad un disegno organico che vada al di là delle attuali iniziative private».
Un altro elemento cruciale è stato portato all’attenzione dal presidente degli spedizionieri doganali, Domenico De Crescenzo, che ha evidenziato la necessità di abbattere i tempi burocratici, «soprattutto alla luce – ha precisato – del sistema di sdoganamento centralizzato che partirà nel 2020. Bisognerà – ha sottolineato De Crescenzo – essere più veloci ed efficienti per evitare la concorrenza dall’estero».
Pietro Spirito, presidente della nuova Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, è fiducioso: «abbiamo – ha spiegato – una squadra compatta, siamo i primi ad aver realizzato il Piano Operativo Triennale e con l’istituzione del tavolo di partenariato avvieremo a breve sezioni di discussione monografiche su temi specifici». Per il futuro Spirito ha rilevato l’importanza di «gestire bene e velocemente i 200 milioni di finanziamenti a disposizione», di cui 70 per Salerno e 130 per Napoli, marcando – ha affermato – una netta discontinuità rispetto allo «zero della programmazione precedente», e di «favorire lo sviluppo della intermodalità terrestre, ancora in ritardo rispetto a quella marittima».
Alfonso Mignone, presidente del Propeller Club di Salerno, ha auspicato l’istituzione di un assessorato al Mare, «come sarebbe necessario – ha evidenziato – per ogni città costiera”, mentre Umberto Masucci, presidente del Propeller Club di Napoli, ha proposto di «voltare pagina»: «come sistema portuale regionale – ha concluso – siamo quarti a livello di traffici in Italia. Con le nostre eccellenze bisogna puntare a scalare la classifica».

Articolo realizzato da InforMare S.r.l. – Riproduzione riservata

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