La carenza di camionisti in Europa è ora un serio problema per i caricatori

Secondo un dirigente di uno spedizioniere di primo piano, gli Stati Uniti non solo soli a dover sopportare un serio deficit strutturale di capacità camionistica in termini di carenza di autisti.
Come riportato in precedenza da Lloyd’s Loading List, la nuova regolamentazione e una carenza di personale al volante ha continuato a causare intasamenti e ritardi negli Stati Uniti, spingendo verso l’alto i costi dello shipping.
E Iván Tintoré, amministratore delegato e cofondatore della casa di spedizioni digitale iContainers rivela come molti degli stessi problemi siano evidenti anche in Europa.
«La scarsità di camion ed autisti si estende a livello globale», ha dichiarato a Lloyd’s Loading List.
«Come negli Stati Uniti, anche i caricatori europei sono di fronte a problematiche relative all’autotrasporto dovute alla carenza di autisti, all’aumento dei salari ed ai costi del carburante, nonché alla insufficiente capacità».
Tintoré ha detto che parte del problema in Europa è strutturale, non da ultimo il gran numero di operatori di trasporto di piccole e medie dimensioni che difettano delle economie di scala per soddisfare le esigenze dei principali caricatori.
«L’80% degli operatori logistici dell’Unione Europea possiede meno di 10 camion e la domanda sta attualmente indirizzando in alto i prezzi», ha aggiunto.
Ma ci sono anche serie carenze di autisti in mercati essenziali.
In una relazione sul mercato pubblicata l’anno scorso si sosteneva che la penuria di autisti in tutta Europa ammontava a 150.000 posizioni scoperte, 127.500 delle quali riferite a sei paesi: Regno Unito, Germania, Francia, Danimarca, Svezia e Norvegia. Si segnala che la Germania ha 45.000 posti vacanti e l’associazione sindacale dei trasporti DSLV ha avvisato che nei prossimi 15 anni due terzi di tutti gli autisti potrebbero andare in pensione.
Al momento attuale ogni anno 30.000 camionisti abbandonano la professione, ma solo 2.000 persone ricevono la patente di guida per i camion.
La Francia ha una carenza dichiarata di 20.000 autisti, mentre Svezia, Danimarca e Norvegia riferiscono carenze di 5.000, 2.500 e 3.000 autisti rispettivamente sulla base di dati delle associazioni dell’autotrasporto.
In Spagna, dove l’anno scorso 253.000 persone detenevano un patente di guida C o C+E, il 72% degli autisti avevano oltre 50 anni di età.
Tintoré afferma che in Europa le modalità alternative di trasporto hanno contribuito sempre di più a spostare dalla strada i carichi logistici, mentre la crescita economica al ribasso ha altresì diminuito l’impatto delle carenze di capacità, per quanto qualsiasi accelerazione economica finirebbe per causare colli di bottiglia che presto diventerebbero seri.
«La ferrovia containerizzata è molto più supportata dall’Unione Europea e dai paesi membri che puntano a ridurre le emissioni del trasporto», ha aggiunto.
«Agli operatori ferroviari vengono addebitati oneri a seconda della distanza mentre i camion debbono pagare sino al 25% di pedaggi autostradali in tutte le direzioni. Alcuni importanti porti come Anversa stanno cercando di incrementare la quota ferroviaria e fluviale al fine di togliere pressione agli autotrasportatori e di alleviare la congestione stradale presso i porti. In ogni caso, i camion restano un’ottima soluzione da utilizzare per la pianificazione logistica multimodale e le tratte più brevi, dal momento che la stragrande maggioranza delle merci vengono trasportate entro 150 km dai porti marittimi».
Altri fattori che stanno contribuendo ad alleviare le carenze nell’Unione Europea, secondo Tintoré, comprendono la perdurante capacità delle imprese dell’Europa Orientale, che hanno costi operativi inferiori, di offrire soluzioni nei mercati dell’Europa Occidentale, nonché l’incremento del 5% delle acquisizioni di veicoli pesanti quest’anno che contribuirà ad incrementare la capacità quando entreranno in servizio.
«La crescita economica dell’Unione Europea – e quindi la domanda di trasporto marittimo – si sta inoltre indebolendo a causa delle problematiche politiche e della Brexit», ha aggiunto.
«Al di là di queste soluzioni esterne, riteniamo che la chiave risieda all’interno del settore stesso. Dobbiamo diventare più efficienti con le risorse esistenti per eliminare gli sprechi e le corse dei vuoti, creare valore e ottimizzare la capacità. Allo stato attuale, ci vogliono più di tre ore per un caricatore per completare una spedizione e coordinare il carico e l’instradamento con il camionista. E questo si fa per telefono, e-mail e, in alcuni fasi, persino per fax. Alla iContainers crediamo nell’immenso valore dell’automazione: il semplice processo di localizzazione tramite GPS e la tecnologia accessibile da smartphone ridurranno notevolmente i tempi ed i costi complessivi dell’autotrasporto».

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