Quarta edizione dell’analisi sulle principali compagnie marittime containerizzate del Centro Studi Fedespedi

Nel primo trimestre di quest’anno alcuni dei più importanti vettori hanno continuato a registrare pesanti perdite
La quarta edizione annuale della pubblicazione “Le compagnie di navigazione: un’analisi economico-finanziaria – 2019”, che è realizzata dal Centro Studi della Federazione delle case di spedizione italiane ed analizza i risultati operativi ed economici delle principali compagnie armatoriale che operano servizi di trasporto marittimo containerizzato, evidenzia come nel primo trimestre di quest’anno alcuni dei più importanti vettori del settore abbiano continuato a registrare pesanti perdite, mentre prosegue anche il processo di concentrazione del mercato.
Lo studio del Centro Studi Fedespedi ha preso in esame le compagnie CMA CGM, COSCO, OOCL, Evergreen, Hapag-Lloyd, Hyundai Merchant Marine (HMM), Maersk, Wan Hai, Yang Ming e ZIM che figurano al vertice della graduatoria dei vettori marittimi per capacità delle loro flotte containerizzate, elenco che non include il gruppo Mediterranean Shipping Company (MSC) – che occupa il secondo posto nella classifica – in quanto non rende pubblici i propri bilanci. Nella pubblicazione di quest’anno, inoltre, non sono stati inseriti i bilanci delle giapponesi “K” Line, NYK e MOL in quanto i loro bilanci non contengono più i risultati dell’attività di trasporto marittimo containerizzato dopo il suo scorporo e conferimento nella joint venture Ocean Network Express (ONE) che al momento della stesura del rapporto non aveva ancora presentato il bilancio 2018 (le prime stime indicano un fatturato di 10,88 miliardi di dollari, con una perdita di 586 milioni di dollari).
La pubblicazione rileva tra l’altro che il conto economico di Maersk, che è il vettore leader mondiale, per quanto riguarda le continuing operations si chiude con una perdita di 148 milioni di dollari, mentre le discontinued operations hanno generato utili pari a 3,169 miliardi di dollari. Esse – ricorda il rapporto – fanno riferimento all’insieme di operazioni conseguenti all’uscita del gruppo dal settore petrolifero, con la cessione di Maersk Oil e Maersk Tanker. Il fatturato 2018 del gruppo A.P. Møller -Mærsk è pertanto relativo alle sole attività di shipping (70% del fatturato totale), logistica e servizi (15%), terminal e rimorchiatori (10%) e fabbricazione/riparazione container e altre attività (5%).
Relativamente al primo trimestre del 2019, lo studio osserva che in generale si rileva una tendenza all’aumento del fatturato rispetto allo stesso periodo del 2018, da ascrivere in gran parte alle acquisizioni avvenute nel corso dell’anno, mentre i risultati finali sono ancora in chiaro scuro. Alcune compagnie, come COSCO, Hapag-Lloyd e soprattutto Evergreen hanno migliorato nettamente le loro performance di bilancio, con un consistente aumento degli utili; altre, invece, come HMM, continuano a evidenziare pesanti perdite. Da notare – specifica il rapporto – come Maersk, senza gli utili derivanti dalle operazioni di cessione dello scorso anno che avevano garantito un significativo utile finale, abbia chiuso il primo trimestre di quest’anno con una perdita di 656 milioni di dollari (lo scorso anno la perdita relativa alle continuing operations, nello stesso periodo, fu di 311 milioni di dollari).
Circa la prosecuzione della tendenza al gigantismo navale, il rapporto del Centro Studi Fedespedi rileva come questa non sembri fermarsi, tenendo conto che il 79% delle navi portacontenitori in consegna nel 2019 ha una capacità superiore ai 10.000 teu.

Articolo realizzato da InforMare S.r.l. – Riproduzione riservata

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