Presso
il Ministero



















dei
Trasporti si è tenuto a Roma un convegno organizzato da Eucentre, che ha
presentato i risultati del progetto di ricerca finanziato dal Dipartimento
della Protezione Civile. “Mappatura del rischio sismico nei porti marittimi
nazionali”. Uno degli strumenti utilizzati a simulare un evento sismico è il
GIS (Geographical
Information System), che è stato sperimentato per la prima volta in Italia nel
porto di Salerno,
così da costituire una base metodologica anche per altri scali
italiani. Il GIS è servito a calcolare la stima della vulnerabilità e del
danneggiamento sismico delle infrastrutture portuali marittime e a creare una
banca dati utile
come linea guida per la progettazione sismica di nuove opere portuali marittime
e la verifica di quelle esistenti. A Salerno sono già in corso di esecuzione
interventi infrastrutturali molto importanti volti a consolidare e
adeguare le banchine
alle attuali norme sismiche e ai maggiori carichi conseguenti all’incremento dei
traffici portuali. Nel corso del convegno è stata anche presentata la campagna
di sondaggi geognostici che ha preceduto la progettazione. Sono state
effettuate prove geotecniche finalizzate alla valutazione del rischio di
liquefazione dei terreni sotto l’azione sismica: una metodologia che il porto
di Salerno è stato tra i primi ad utilizzare. Le aree portuali sono tra le
zone a più alto impatto sismico: vulnerabili ed esposte alle intemperie. Basti
pensare allo tsunami provocato dal terremoto di Fukushima. Eppure, proprio gli
scali commerciali, in caso di sismi di elevata magnitudo e frequenza,
costituiscono infrastrutture “strategiche” per un’immediata ed efficace
risposta ai danni provocati. Il funzionamento dei soccorsi ha negli spostamenti
terra-mare uno dei suoi percorsi chiave e che può quindi subire un brusco
rallentamento laddove anche i porti, in particolare le banchine, riportino
ingenti danni causati. La più o meno rapida ripresa delle economie locali di
un’area colpita da un terremoto/maremoto può dipendere in gran parte dalla
capacità di risposta del porto.