Riduzione della pressione fiscale, interventi sul costo del lavoro, tavoli di confronto con la committenza, risorse strutturali e selettive. Questi i temi principali dell’assemblea annuale di ANITA che si è tenuta a Taormina, un’occasione per fare un bilancio sull’autotrasporto italiano e ripensare alle priorità. Questi ultimi anni sono stati segnati da occasioni perse e proposte non realizzate. Il settore è sempre più debole, anche a causa di dibattiti inutili e scioperi ai quali una parte della rappresentanza d’imprese di autotrasporto continua a ricorrere per ottenere risultati. Basta perdere tempo, è ora di fare riforme. E’ il monito che ANITA lancia in occasione dell’assemblea generale. Dobbiamo ristrutturare il settore – come chiediamo da anni – puntare sulla riduzione della pressione fiscale, del costo del lavoro e del gasolio che gravano pesantemente sulle imprese di autotrasporto e ne ostacolano lo sviluppo e la competitività; penalizzare chi utilizza veicoli inquinanti ed emarginare le imprese che operano nell’illegalità. Basta tamponare le emergenze e restare immobili in attesa di sentenze e decisioni di tribunali. Dobbiamo pensare in un’ottica di crescita. L’autotrasporto italiano è paralizzato da troppo tempo, sostenuto solo dallo spirito di sopravvivenza delle imprese Sono anni ormai che si parla di costi minimi e si chiede l’intervento del governo. ANITA, al contrario, vuole puntare sul confronto con la committenza – come sta già facendo per alcuni settori merceologici – per stabilire un sistema condiviso di regole che possa riequilibrare la posizione negoziale dei vettori nei confronti dei committenti.