Le aree portuali sono molto meno inquinate di quelle urbane. Questa la conclusione delle rilevazioni e delle analisi effettuate nel 2011 da Apice, progetto europeo di cooperazione transnazionale nel Mediterraneo 2007 – 2013 dedicato all’inquinamento degli scali marittimi nei cinque grandi porti di Barcellona, Genova, Marsiglia, Venezia e Salonicco e dei territori circostanti. Per il solo porto di Genova, è risultato che il particolato, cioè le polveri ultrasottili che penetrano più in profondità nell’apparato respiratorio risultava prodotto per il 10-13% dalle emissioni navali, per il 30% da quelle industriali, per il 40% dal traffico stradale, per il 5% dalle emissioni domestiche e per il 20% da polveri del suolo e dalle particelle sollevate dall’evaporazione del mare. Le misure si sono protratte per tutto il 2011 e la loro elaborazione ha permesso di individuare le principali sorgenti inquinanti e di quantificarne l’impatto sulla qualità dell’aria. Le Pm 2,5 a Genova, nel corso dell’estate 2011, sono risultate prodotte mediamente per circa il 10-13% dalle emissioni navali, per il 30% dalle emissioni industriali, per il 40% dal traffico stradale (peraltro in parte legato all’attività portuale), per il 5% dalle emissione domestiche e per il 20% da polveri del suolo e dal cosiddetto spray marino, particelle sollevate dall’evaporazione del mare. Nella seconda fase di progetto, il modello è stato applicato per valutare l’effetto di alcune misure di mitigazione, quali la riduzione del tenore di zolfo nei combustibili marini e l’elettrificazione di alcune banchine.

