Mentre l’escalation della situazione di belligeranza che contrappone USA e Israele all’Iran in atto dallo scorso 28 febbraio ha quasi azzerato il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, dove si susseguono gli attacchi alle navi presenti nell’area, il nuovo stato di crisi che si è verificato in Medio Oriente, che ha coinvolto molte nazioni della regione, non sembra aver avuto sinora un impatto significativo sul traffico navale nel canale di Suez che da qualche mese ha registrato chiari segnali di ripresa dopo che la rotta che attraversa la via d’acqua egiziana era stata abbandonata da molte compagnie di navigazione mondiali a causa degli attacchi delle milizie yemenite Houthi contro le navi in transito nello Stretto di Bab el-Mandeb e nel Mar Rosso iniziati a fine 2023.

A gennaio 2026, infatti, è proseguita la crescita dei transiti di navi attraverso Suez, anche se il trend positivo si è notevolmente attenuato rispetto ai due mesi precedenti tanto da sembrare quasi esaurito. Con 1.066 navi transitate – ha reso noto la Suez Canal Authority – lo scorso gennaio il traffico nel canale ha segnato un lieve incremento del +1,9% sul gennaio 2025. I transiti di navi cisterna sono stati 421 (+14,1%) e quelli di unità navali di altro tipo 645 (-4,7%).

Se i dati ufficiali rivelano un affievolimento della crescita a gennaio, dati ufficiosi indicano per febbraio 2026 un nuovo sostenuto rialzo del traffico nel canale, con circa 1.075 transiti che rappresenterebbero un aumento del +24,4% sul febbraio dello scorso anno. Inoltre, dopo il nuovo scoppio delle ostilità nella regione del 28 febbraio, nei primi 11 giorni del mese corrente il canale di Suez sarebbe stato attraversato complessivamente da 441 navi, con un rialzo del +19,5% sullo stesso periodo del marzo 2025, di cui 204 navi transitate verso sud (+7,4%) e 237 verso nord (+32,4%).

Intanto oggi la britannica United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO) ha comunicato che le è stato notificato un nuovo incidente avvenuto a 35 miglia nautiche a nord di Jebel Ali, negli Emirati Arabi Uniti, dove una portacontainer è stata colpita da un proiettile che ha provocato un piccolo incendio a bordo, ma non ha causato alcun danno all’equipaggio.

Il ripetersi di attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz ha costretto le compagnie di navigazione ad evitare l’area e a introdurre variazioni ai propri servizi marittimi nonché incrementi delle tariffe per coprire i nuovi costi determinati dallo stato di crisi nella regione. A tal proposito, l’agenzia federale statunitense Federal Maritime Commission (FMC) ha stabilito che soprannoli nonché altre tariffe e disposizioni implementate dai common carrier marittimi a seguito delle minacce al trasporto marittimo commerciale nello Stretto di Hormuz e nelle acque limitrofe non violano l’US Shipping Act, che impone loro di prevedere almeno 30 giorni tra la pubblicazione e la data di entrata in vigore di una modifica alle tariffe che comporti un aumento dei costi per gli spedizionieri, ma che, all’articolo 46 prevede una procedura attraverso la quale un vettore comune può presentare una richiesta di Permesso Speciale che dimostri una valida motivazione per ridurre questo periodo di attesa di 30 giorni, richiesta che deve essere approvata dalla FMC.

Intanto, se da diversi mesi si moltiplicano gli scenari di guerra, si intensificano anche i traffici leciti e illeciti di materiale bellico che avvengono perlopiù per via marittima e quindi attraverso i porti. Di conseguenza si susseguono negli scali portuali mondiali i sequestri di armi e munizioni esportate e importate illegalmente. In Italia, al recente blocco di un carico di munizioni e detonatori nel porto di Ancona, è seguito il rinvenimento di container nel porto di Genova di un carico di oltre 50 tonnellate di equipaggiamento tattico e di armamento per un valore stimato di circa sei milioni di euro. L’operazione, resa nota oggi e condotta congiuntamente nello scalo del capoluogo ligure da funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Genova e da finanzieri del Comando Provinciale di Genova, ha permesso di scoprire all’interno di container più di 1.000 giubbotti antiproiettile, 700 elmetti balistici e numerose uniformi da combattimento con protezione da infiltrazione chimica. Il materiale è stato sequestrato perché introdotto in Italia senza la necessaria comunicazione preventiva alla Prefettura, obbligatoria quando si tratta di equipaggiamenti militari, anche se solo in transito. Per queste violazioni sono stati segnalati all’autorità giudiziaria di Genova tre soggetti: due cittadini italiani, tra cui un genovese, e un cittadino straniero.

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12/03/2026