Seminario C-Tpat, un ponte attraverso l’Atlantico

Opportunità e costi del C-Tpat sono ancora oggetto di discussione. Il seminario organizzato a Genova da Cisco e Cbp sul C-Tpat, che si è svolto nella sede del Rina, è stato l’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte. A parlare sono intervenuti gli esperti più qualificati in questo campo, ossia gli stessi funzionari delle dogane statunitensi. Le relazioni sono state tenute da Jaime Ramsay e Christine Azzolini. L’evento ha visto una nutrita partecipazione da parte non solo di addetti alla sicurezza, ma anche di operatori marittimo-portuali che nel loro lavoro non sempre affrontano queste tematiche. A loro l’evento era indirizzato in modo particolare, con l’obiettivo di diffondere in maniera più ampia la consapevolezza di come stia cambiando il mondo dei trasporti e della logistica in seguito alle nuove norme che continuamente entrano in vigore. Si sono notate anche alcune assenze importanti, segno che di lavoro da fare ne resta molto.
L’incontro fra il mondo dello shipping genovese e la controparte statunitense ha comunque prodotto risultati stimolanti, anche se non tutti i punti interrogativi sono stati chiariti.
“Il seminario – dice Francesco Parodi, responsabile della security per Assiterminal – è stato un tentativo di implementare le nuove procedure anche presso soggetti diversi da quelli che se ne sono occupati fino a oggi. Raggiungere questo obiettivo permetterà di migliorare i flussi di traffico. Così si va nella direzione della proposta di regolamento europeo che istituirà l’operatore economico autorizzato. Il C-Tpat è un’autocertificazione aziendale sul fatto di operare in sicurezza”. Per i terminalisti, tuttavia, nota ancora Parodi, le richieste del C-Tpat sono già coperte dall’Isps code: “E’ una scelta che ha più senso per chi si occupa di import-export, per agenzie marittime e spedizionieri”.
“Il C-Tpat – osserva l’agente marittimo Roberto Carlo Gava, di Calmedia, rappresentante di Costa Container Line – è un’idea di autocertificazione sul modello degli standard Iso e mi sembra più realistico della nuova proposta di controllare il 100% dei container. Quest’ultimo obiettivo si potrà realizzare solo con una tecnologia superiore a quella attuale”.
Se le relazioni di Ramsay e Azzolini sono state esaurienti per quanto riguarda il tema del seminario, hanno suscitato perplessità alcune risposte alle domande dei partecipanti. Come nota un altro partecipante, Ruggero Rizzi, i relatori hanno glissato su alcune questioni spinose come la sigillazione dei vuoti e le possibilità di un trattamento di reciprocità rispetto alle misure di security imposte dagli Stati Uniti agli altri paesi. Per quanto riguarda i container vuoti, in Italia avviene che il carrier chiede al terminalista un foglio che garantisca l’avvenuto controllo, come impone il C-Tpat. I terminal però forniscono il documento solo se il carrier provvede a sigillare a sue spese il contenitore. Si tratta di piccoli problemi pratici, la cui soluzione permetterebbe un più efficace funzionamento della catena di trasporto. Per adesso, tuttavia, a questo tipo di osservazioni non ci sono ancora risposte soddisfacenti da parte statunitense. Evidentemente, la sensibilizzazione, in un tema delicato come la sicurezza, va effettuata in entrambe le direzioni.

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